CERVENO E LA VIA CRUCIS
Tra le manifestazioni devozionali che hanno avuto più successo e che sono state in grado di resistere nel tempo all'evoluzione della religiosità, si può collocare la Via Crucis.
La rappresentazione drammatica, sostenuta da un linguaggio tipicamente teatrale, degli episodi principali della Passione di Cristo, ha attraversato indenne, nella forma quantomeno, i secoli che ci separano dalla sua «invenzione» ufficiale ad opera dei Francescani nel XIV secolo.
Via Crucis Vivente






Il Santuario della Via Crucis conserva le 14 stazioni di un capolavoro dell’intaglio ligneo del ‘700: le cappelle sono raccolte ai lati di una scalinata, a custodire un unico edificio la cui facciata dà sulla piccola piazza di Cerveno. Le stazioni sono composte da gruppi scultorei in legno e gesso per un totale di 198 statue, in gran parte opera dello scultore Beniamino Simoni da Saviore, completate fra il 1752 e il 1764. Le stazioni VIII –IX – X sono state completate dai nipoti del Fantoni, mentre la XIV è dell’artista milanese Selleroni (quella originale del Simoni è conservata nel Duomo di Breno). Gli affreschi alle pareti sono dello Scotti e dei fratelli Corbellini. L’entrata abituale al Santuario avviene attraverso la porta principale della chiesa parrocchiale, che si apre di fronte alla prima cappella; la altre stazioni seguono sul muro settentrionale in discesa e poi risalgono sul lato opposto fino alla grande cappella della Deposizione, situata sul fondo dell’edificio stesso.
Via Crucis Vivente
Scultura di Beniamino Simoni
Cerveno